Venerdì 8 Agosto 2008
Mentre tutti i crimini e gli “affari” del Regime Comunista Cinese proseguono indisturbati, oggi si inaugurano le Olimpiadi… Di seguito un articolo su Avvenire di oggi.
Buone vacanze,
Fabio Luoni
L’OCCIDENTE E LA CINA: SCRUPOLI TARDIVI MA IL TEMPO NON È SCADUTO
di Andrea Lavazza (Fonte: www.avvenire.it)
George W. Bush è a fine mandato e all’ultimo viaggio internazionale, ma continua a parlare con l’autorità dell’iperpotenza mondiale. Se arrivando in Cina per assistere alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi può essere seccamente apostrofato da un portavoce del ministro degli Esteri di Pechino, significa che la partita sui diritti umani si gioca a un livello di facciata in cui pochi credono davvero. Non era stato timido, il presidente americano. Ha criticato il regime comunista per gli arresti dei dissidenti e di esponenti religiosi, ha chiesto libertà di stampa, di associazione e tutele per i lavoratori, ma lo ha fatto precisando di non voler mettere in discussione la leadership del Paese.
La risposta cinese non s’è fatta attendere. «Ci opponiamo fermamente a ogni affermazione e ogni atto che usi i diritti umani, la religione o altri temi per interferire negli affari interni di un Paese». Episodio chiuso, Bush sarà in tribuna sorridente con tutta la nomenklatura di Pechino, cui stringerà cordialmente la mano. Al suo fianco anche Nicolas Sarkozy, presidente di turno della Ue che, poche ore prima del suo arrivo, ha trasmesso a Pechino una lista di prigionieri politici di cui si chiede il rilascio. Non otterrà nulla, però ha mandato un segnale di circostanza, pressato com’è da molti ambienti europei sensibili soprattutto alla causa tibetana.
L’intera vigilia di questi Giochi s’è svolta nel segno dell’ambiguità e di tardive resipiscenze. Che cosa sia il gigante asiatico non è scoperta delle ultime ore: il Partito unico domina la vita politica e circoscrive quella sociale e culturale; i culti sono sorvegliati e limitati, quando non apertamente perseguitati; gli interessi nazionali sono posti al di sopra delle aspirazioni di altri popoli con l’appoggio a spietate dittature (da Myanmar alla Corea del Nord, dal Sudan allo Zimbabwe); le condizioni di molta parte della popolazione sono ’sacrificate’ a uno sviluppo economico impetuoso e anarchico; le Olimpiadi sono state sfruttate come vetrina internazionale, mentre la loro preparazione è stata condotta con metodi sbrigativi nei confronti di chi costituiva un potenziale ‘ostacolo’ alla buona riuscita dell’evento.
Di fronte a tutto ciò, non sarebbe bastato qualche atleta in meno alla sfilata di oggi, né un mini-boicottaggio dei leader occidentali per far cambiare linea a un governo che sa bene di essere un attore ormai decisivo del delicato equilibrio economico-finanziario mondiale. Ciò non significa che bisogna cedere a una cinica realpolitik, turandosi il naso e godendosi lo spettacolo sportivo che offriranno le prossime due settimane. Ma non è nemmeno lecito scaricare sugli atleti e sulle gare quello che i responsabili delle nazioni e delle grandi aziende non hanno fatto finora.
Con gli affari interni di Pechino bisogna ‘interferire’, se è questo l’obiettivo, con costanza e determinazione, pagando un prezzo che non sia solo simbolico: rinunciare a una bandiera o un incontro costa certo meno che condizionare un contratto al rispetto dei diritti umani. Forse anche gli imbarazzi e gli interrogativi che alla fine l’Olimpiade sta suscitando contribuiranno a mantenere una maggiore consapevolezza per il futuro. Per ora, non facciamoci incantare dall’efficienza dell’organizzazione e dai probabili successi degli atleti di casa: dietro c’è una realtà che non possiamo accettare. Ricordando che il ‘nemico’ non sono il miliardo e duecento milioni di cinesi che gioiranno per le vittorie, ma chi continua a negare loro la libertà che, come tutti, meritano di godere.
[Questo testo è proposto come parte della campagna IO NON GUARDO LE OLIMPIADI: segnala la tua adesione]







